Di profilo Chiara Beria di Argentine “La signora che manda i bimbi malati al mare”

Quelli che hanno già prenotato le vacanze per quest’estate e quelli che si lamentano di dover pagare una salatissima Imu sulla seconda casa. Ma Carmen Zappa, dolce signora in camice bianco, mi svela l’altra realtà di una Italia più nascosta e fragile. «In tante famiglie con bambini malati la crisi ha aggiunto sofferenza a sofferenza. Sempre più genitori non si possono permettere di portare in vacanza i loro figli. E’ un problema grave soprattutto per quei piccoli che vivono tutto l’anno in città o in aree superinquinate, per loro il mare è un aerosol naturale!». Da più di 30 anni Carmen Zappa fa il prezioso e spesso misconosciuto lavoro di assistente sociale ospedaliera alla Clinica Pediatrica De Marchi del Policlinico di Milano dove vengono ricoverati i bambini con le patologie più gravi. «All’inizio non avevo neppure una scrivania», sorride Zappa nel suo ufficio alla De Marchi del Centro regionale che segue 500 malati di fibrosi cistica (un malato ogni 2.500 nati, la più diffusa malattia genetica). «Noi, assistenti sociali, facciamo da ponte tra famiglie, ospedale e territorio. Informiamo le famiglie sulle tutele previste per legge; aiutiamo a organizzare per esempio il trasporto dei bambini in ospedale e la scuola a domicilio; facilitiamo la comunicazione con i medici». Non solo. Dal 2008 Carmen Zappa è anche l’angelo custode del «Progetto Vacanze», una iniziativa pilota in Italia della Fondazione Imation onlus che ha già assicurato 100 settimane di soggiorni terapeutici in località climatiche marine ai bimbi malati di Fc con famiglie in condizioni economiche disagiate. «Li ospitiamo gratuitamente per periodi di 15 giorni da maggio a settembre. Inoltre, tutto l’anno c’è un appartamento per chi fatica a recuperare dopo una fase acuta della malattia. Gli alloggi sono in Liguria – ad Alassio, Imperia e Marina d’Imperia – località ideali perché non troppo umide e facilmente raggiungibili dalla Lombardia anche in treno», spiega Zappa che ha avuto dalla Fondazione Imation il delicato compito di selezionare tra le tante richieste i nuclei familiari più bisognosi. Poi, mi racconta la felicità di bambini che non avevano mai visto il mare; che non hanno parenti in grado di ospitarli né possono andare da soli in colonia o in campus estivi (anche se non si vede la Fc è una malattia molto impegnativa; ogni giorno i piccoli devono prendere dei farmaci, fare l’aerosol e la fisioterapia) e della commozione dei loro assai provati genitori. «C’è il papà operaio che ha perso il lavoro e la mamma costretta a lasciarlo per accudire il figlio, la famiglia monoreddito del geometra che ha due bambine di 6 e 11 anni malate e la coppia di emigrati a Brescia (lui lavora in un’azienda per la raccolta di rifiuti) dall’Albania con un bimbo che a 9 mesi pesava solo 4 chili. Quando a queste famiglie diciamo che possono finalmente fare una vacanza stentano a crederci!». Cambiare aria. «I soggiorni terapeutici fanno bene anche dal punto di vista psicologico. Sono iniezioni d’allegria. Affittiamo le case a prezzi di mercato e paghiamo anche le imprese di pulizia: è importante evitare infezioni ai bambini immunodepressi», dichiara Guido Brera, presidente della Fondazione Imation, ideatore e finanziatore con altre iniziative a sostegno dei bimbi affetti da Fc del «Progetto Vacanze». Conosciuto a piazza Affari per essere il brillante cofondatore del fondo d’investimento Kairos, Brera avverte: «Non facciamoci illusioni. Il tempo dello Stato assistenziale, della grande conquista del Welfare, è finito per sempre. Pubblico e privati devono collaborare». Visti gli ottimi risultati il progetto, come annuncia il generoso finanziere, ora sarà esteso dalla Lombardia ad altre regioni. Oltre a fare tagli lo Stato dovrebbe incentivare (con detrazioni) simili progetti ma tra i proprietari di case al mare c’è qualcuno che darebbe la sua per la vacanza di un bambino malato? «Magari in comodato d’uso», sogna Carmen Zappa. E sussurra: «Avevo cercato alloggi in affitto al mare anche in Toscana. Nulla da fare: la Fondazione non può pagare in nero». Anche questa è l’Italia in rivolta per l’Imu! ‘

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